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30 ottobre 2018

TRE COSE

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Credo che nella vita di un credente siano tre le cose più importanti: Dio, la famiglia e la
chiesa.

DIO
“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio”. È
incoraggiante leggere questo verso in Romani 8:28 ma, quando arriva una prova, è difficile
scorgere il bene nella sofferenza; sì, difficile ma non impossibile. Questa promessa è vera,
è verità, come è Verità il Signore Gesù, Colui che non ci lascia e non ci abbandona mai.
Il Signore è la nostra forza; come possiamo immaginare la nostra vita senza di Lui?
Il 4 maggio il medico ci ha comunicato la brutta notizia: carcinoma al bordo linguale
sinistro al terzo stadio (il massimo stadio è il quarto). Intervento chirurgico urgente. La
prima parola che ho pronunciato dentro me è stata: “Signore”. Ho pensato a Gesù come
per chiedere aiuto, cercare un conforto immediato, respirare speranza mentre l’ossigeno
faceva fatica ad arrivare ai polmoni. In quel momento ho avuto la sensazione che
l’orologio della mia vita si fermasse: presente, passato e futuro non avevano più confini;
uno si mescolava con l’altro creando un impasto indefinito che mi ha catapultato in una
nuova dimensione, in uno spazio altro che mi ha fatto sentire staccato dalla realtà, dalla
vita. Vedevo tutto intorno da un’altra prospettiva, come se fossi spettatore passivo della
vita degli altri mentre la mia sembrava non avesse più una direzione, una meta, un futuro.
La parola “tumore” fa paura: si pensa al dolore, al corpo che viene sottoposto a terapie
pesanti, ma soprattutto si pensa alla morte e nel mio caso anche alla grave disabilità che
l’intervento avrebbe arrecato alla mia lingua non permettendomi più di fare la cosa che più
amo fare: cantare per Gesù. Quando ho detto “Signore” è come se avessi detto “VITA”
mentre il medico mi parlava di morte. Sì perché il tumore distrugge ciò che è sano, si
appropria di uno spazio vivo per farlo morire. Ci vedo l’opera del diavolo: il suo scopo è
appropriarsi di qualcosa che non gli appartiene per distruggerlo e condurlo alla morte.
Questa lotta tra vita e morte si è scatenata nella mia lingua, l’organo che utilizzo da più di
vent’anni per lodare il Signore, cantare a Lui, adorarLo. Ho iniziato nel 1995 a servire il
Signore con il canto e la musica nella mia chiesa a Trani, dove sono nato. Non avrei mai
immaginato che proprio quella parte del corpo così importante per cantare lodi a Dio
avrebbe ricevuto un attacco così forte e mirato. Quando ho detto dentro di me “Signore”
c’era la voglia di aggrapparsi alla vita, alla vera VITA, a Gesù.
Quando ti arrivano notizie del genere hai un bivio davanti a te: o scegli di percorrere la
strada che conduce a lottare per la vita o scegli la strada che conduce ad una graduale
morte; o ti aggrappi alla vita e alla speranza, oppure ti fai travolgere dal dolore e dalla
paura. Dopo qualche giorno di blocco totale, ho scelto per la VITA, per Gesù, per quella
strada di speranza.
“Voi non potete fare nulla senza di me” mi veniva in mente. Ho scelto di affidarmi al
Signore e da quel momento le mie domande sono cambiate. In particolare una domanda è
cambiata. All’inizio Gli chiedevo “perché tutto questo?”, dopo ho capito che era la
domanda sbagliata. La domanda giusta da porre al Signore era: “Gesù, cosa vuoi che io
faccia?”. E Lui non ha tardato a rispondere a me e ad Ester.. “Fidatevi di Me”. La parola
FIDUCIA ci ha accompagnato in questo viaggio inaspettato, difficile e molto intenso. Io ed
Ester abbiamo deciso di abbandonarci tra le braccia di Gesù, come dei bambini indifesi
davanti ai misteri della vita, ci siamo sdraiati accanto a Gesù che dormiva sulla barca
durante la tempesta.
Il Signore ha subito risposto guidandoci dal medico chirurgo giusto, nella struttura
ospedaliera giusta, con la giusta tempistica. Il 22 maggio mi hanno operato a Rozzano e il
tutto è stato coordinato da uno dei professori più esperti che abbiamo in Italia e penso
anche all’estero. Otto ore di intervento, qualche piccola preoccupazione per alcuni
imprevisti ma alla fine tutto è andato bene.
Sono stato ricoverato in ospedale per due settimane e credo siano state le due settimane
più dure della mia vita. “Fidatevi di Me”, ci ripeteva il Signore. Non potevo comunicare,
potevo solo gesticolare con la mano destra e scrivere qualcosa per farmi capire.
Respiravo con un tubo infilato nella trachea e non potevo mangiare né bere. Mi nutrivano
con una sonda che entrava dal naso e terminava nella bocca dello stomaco. “Fidati di
Me” erano le parole di Gesù durante le mie notti insonni in ospedale. “Fidati di Me” le
Sue parole quando le medicazioni, gli aghi, le terapie recavano dolore al mio corpo debole
e immobile nel letto.
Più soffrivo, più mi sentivo vicino al Signore, più la mia fede cresceva. Quando si
attraversa il fuoco ci sono solo due esiti: o vieni bruciato o vieni forgiato, purificato,
approvato. Ho sentito il fuoco del Signore che forgiava il mio spirito, che mi portava a
vivere una spiritualità più intensa.
Dio, mio Padre, il mio Signore è stato al centro di ogni cosa. Non era lontano, non era un
semplice osservatore; era lì con me ed Ester in ogni fase di questo difficile viaggio.

LA FAMIGLIA
Dicono che queste prove nella vita possono portare una coppia o a rafforzare il proprio
rapporto o ad allontanarsi gradualmente fino a non riuscire più a stare insieme. Noi
abbiamo scelto di rimanere entrambi attaccati a Gesù e il nostro rapporto è diventato più
forte. Mia moglie è stata sempre accanto a me con amore, fede, speranza, dolcezza,
determinazione. Ester è un dono del Signore e sono grato a Dio per la Sua vita nella mia.
Pensando a lei mi vengono in mente alcuni versi nel libro di Proverbi:

Proverbi 18:22
“Chi ha trovato moglie ha trovato una buona cosa e ha ottenuto un favore dall’Eterno”.

Proverbi 19:14
“Casa e ricchezze sono l’eredità dei padri, ma una moglie assennata viene dall’Eterno”.

Tutta la nostra famiglia si è stretta a noi con amore: i miei genitori, mia sorella, i miei
suoceri e i miei cognati. Dalla Puglia la mia famiglia ci ha raggiunti a casa e sono rimasti
con noi per diversi giorni. Tutto questo è stato per me un gesto d’amore non scontato.
Anche alcuni amici della mia chiesa di origine mi hanno raggiunto e sono rimasti con me
per due giorni.
Questo ci ha aiutato a superare i momenti difficili e l’amore di Dio ha ammorbidito il cuore
di tutti, aprendo in particolare il cuore di mio padre, che non è credente, a ricevere cose
nuove. Durante la mia degenza in ospedale è stato attorniato da fratelli e sorelle che
pregavano, che lo coinvolgevano e che parlavano con lui usando parole di speranza.
La sera prima dell’intervento mio padre mi ha rivolto delle parole inaspettate: “Ti benedico
nel nome di Gesù”. Io ero sorpreso, sconcertato e anche un po’ confuso. L’ho ringraziato e
dentro di me ho ringraziato il Signore per queste belle parole. Successivamente Ester mi
ha spiegato che una sorella della chiesa di Trani aveva voluto parlare con mio padre prima
della sua partenza spiegandogli quanto fosse importante che un padre benedicesse il
proprio figlio nel Nome di Gesù; così mio padre, pur non comprendendo bene il significato
di questo consiglio e pur non sentendosi adatto, ha deciso di pronunciare queste parole.
Mio padre mi è rimasto accanto per una settimana. Il giorno prima che lui partisse ho
sentito molto forte nel mio cuore che dovevo parlargli di Gesù e del Suo piano di salvezza.
in un modo profondo, come non avevo mai fatto. Non potendo parlare a causa della
tracheotomia, gli ho scritto ciò che volevo dirgli. Nel mio messaggio esprimevo gratitudine
per la sua vicinanza e gli presentavo in modo chiaro e semplice l’amore di Gesù.
Mio padre ha letto attentamente e, in seguito a una mia richiesta, ha recitato una preghiera
che avevo scritto per lui: “Gesù ti accetto nel mio cuore, diventa il mio Signore, lava tutto
ciò che in me non va bene e fammi diventare un Tuo figlio”.
Qualcosa è iniziato nel cuore di mio padre ed io, Ester e mia madre siamo grati al Signore
per questo.
“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio”.

LA CHIESA
Desidero partire dalla mia chiesa, la chiesa di Gallarate che mi ha accolto come un figlio
circa dieci anni fa quando mi sono trasferito e che mi è stata accanto in questo momento
così difficile della mia vita. Ringrazio tutti i fratelli e le sorelle per il loro amore, le loro
preghiere che non sono mai cessate, per i messaggi, gli abbracci, i saluti silenziosi, gli
sguardi rispettosi, le visite, le parole di incoraggiamento, l’aiuto. Grazie.
Grazie al pastore Franco e a sua moglie Albertina per il loro amore e per aver trovato il
tempo per stare vicino a me e ad Ester. Anche loro quattro anni fa hanno affrontato una
prova simile, ed è per questo che la loro vicinanza ha avuto per noi ancora più valore;
sapevamo di essere davvero compresi.
Che ne siamo consapevoli pienamente o meno, intorno a noi c’è una guerra spirituale e la
nostra chiesa non ne è esente. Il nemico, come il tumore, ha lo scopo di distruggere e di
allontanare le persone da Dio. Quando il tumore ha colpito il pastore Franco alle corde
vocali siamo rimasti tutti molto scossi perché è proprio attraverso il suono della sua voce
che il Signore lo guida per cibare la chiesa attraverso la predicazione della Parola.
Quando il tumore ha colpito me alla lingua lo sconcerto è stato simile perché proprio
attraverso la mia lingua canto le lodi al Signore e guido la chiesa in questo.
La Parola predicata e la Parola cantata, l’insegnamento e l’adorazione, recano molto
fastidio al nemico, ed è proprio lì che la nostra chiesa è stata pesantemente attaccata. Ma
in Cristo Gesù noi siamo più che vincitori e la chiesa è destinata a vincere sulle opere del
nemico.
Anche la mia chiesa a Trani mi è stata molto vicina con la preghiera e l’affetto. Ringrazio il
pastore Enzo e sua moglie Fulvia e i miei cari amici Marco, Gigi, Daniele, Franco e
Vincenzo.
Quando si parla di CHIESA si fa anche riferimento al popolo di Dio sparso nel mondo, e
devo dire che io ed Ester siamo rimasti sorpresi e soprattuto travolti da un’ondata
incredibile di amore che è pervenuto dalla Chiesa sparsa in tutta Italia e in diverse parti del
mondo. Non ci sentivamo SOLI. Il popolo di Dio, come un esercito, si era alzato accanto a
noi per combattere insieme una battaglia difficile.
Per tanti anni ho viaggiato in Italia e all’estero condividendo i canti che il Signore mi ha
ispirato e dopo tanto tempo ho potuto in modo forte e concreto gustare il frutto di questa
semina. Che bella la Chiesa! Il popolo di Dio che piange con chi piange e gioisce con chi
gioisce. Non ci sono barriere culturali, politiche, sociali, economiche, c’è solo Gesù che
diventa il centro di ogni cosa, collante di popoli lontani ma vicini.
Anche tanti artisti e musicisti cristiani in Italia e all’estero mi hanno inviano messaggi di
incoraggiamento e parole bellissime ricevute dal Signore. Persino in un carcere ci sono
fratelli detenuti che stanno ancora pregando per me ed Ester.
Sono grato a Dio per tutto questo. E’ un dono, un regalo che mi ha fatto tanto bene e che
continua ad incoraggiarmi.

CONCLUSIONI
Il percorso per una totale ripresa del mio corpo è ancora lungo e non conosco al momento
gli esiti di tutto il percorso di cura fatto fino ad ora.
Qualche tempo dopo l’intervento sono stato sottoposto a dei cicli di radioterapia e
chemioterapia che sono iniziati il 5 di luglio e sono terminati il 16 di agosto. Anche in
questo caso abbiamo gustato la mano di Dio che ci ha sostenuti. Il mio corpo infatti ha
reagito molto bene alla terapia e i medici e gli infermieri che mi hanno seguito erano molto
sorpresi di come il tutto fosse andato così bene. Dio è buono.
Durante ciascuna delle trenta sedute di radioterapia, mentre ero sdraiato sul lettino del
macchinario pregavo, recitando e meditando il Salmo 23:

1 Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.
2 Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque calme.
3 Egli mi ristora l’anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
4 Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.
5 Per me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa trabocca.
6 Certo, beni e bontà m’accompagneranno
tutti i giorni della mia vita;
e io abiterò nella casa del SIGNORE
per lunghi giorni.

Dio vi benedica grandemente,

Nico Battaglia

4 Responses

  1. Demetrio Salernitano

    Non conosciamo i piani di Dio. Siamo miopi e non riusciamo a vedere oltre il nostro naso… La nostra umanità non ci permette di volare abbastanza in alto da contemplare le meravigliose vallate tra due montagne. Ma Dio è diverso, Lui è l’Eterno presente, conosce ogni cosa e agisce per il nostro bene anche quando non riusciamo a comprendere.
    Spera nell’Eterno! Sii forte, il tuo cuore si rinfranchi, sì, spera nell’Eterno!
    Benedizioni copiose.

  2. Carmen

    … le cose brutte che ci capitano, hanno sempre un perché… canto spesso la canzone che hai scritto sulla donna dal flusso di sangue e che dire… Dio stesso te l’ha sussurrata… sei un vero incoraggiamento… Dio ha cominciato un’opera che porterà a termine nella tua vita!! Un abbraccio a te e tus moglie..

  3. Caro Nico leggere queste parole mi lascia benedetta e stupefatta. Stavo cercando una pagina dove poterti scrivere un incoraggiamento ed invece trovo questo post, e sei tu ad incoraggiare me! Ti ho conosciuto nell agosto del 2017 quando venisti a farci visita al nostro campeggio dei giovani, che quell anno si svolse a Ruvo di Puglia..il mio cuore si scioglieva mentre ascoltavo per la prima volta “Isola di grazia” e mentre ti ascoltavo parlare in un modo così dolce. Fu in una sera di quel campeggio che diedi la mia vita a Gesù, e i tuoi canti hanno accompagnato in quel periodo così bello della mia vita e lo fanno ancora oggi. Nico il tuo dono e la tua fede incoraggiano tantissime persone, e in questa prova difficile stai mostrando ancora la tua fede fondata sulla Roccia! Sei un esempio per tutti. Non mollare!!! Ti siamo tutti vicino e aspettiamo pregando che torni a cantare per Gesù. Irene

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